Il Salone degli stemmi di Palazzo Lavizzari
MAZZO – Sabato 27 settembre a Mazzo di Valtellina, nella splendida cornice del salone rinascimentale di Palazzo Lavizzari, alle ore 17.30, alla presenza del vescovo di Como S. E. mons. Diego Coletti e degli autori, viene presentato al pubblico il volume Il Salone degli stemmi di Palazzo Lavizzari. Araldica storia e arte a Mazzo di Valtellina, con testi di GIORGIO BARUTA, FRANCESCA BORMETTI, MARCO FOPPOLI e fotografie di FEDERICO POLLINI.
L’opera, editata dall’ASSOCIAZIONE CULTURALE BELLAGUARDA di Tovo di Sant’Agata e stampata dalla TIPOGRAFIA BETTINI di Sondrio che ne ha curato anche la veste grafica, si propone di illustrare le caratteristiche storico-artistiche del salone in questione, ambiente cinquecentesco che, essendo appena stato restaurato e trovandosi inserito in un bel palazzo ubicato in un centro storico di indubbia suggestione, appare destinato ad ospitare la maggior parte degli eventi culturali che si terranno nell’area dell’antica pieve di Mazzo nei prossimi anni. 
Il salone appartiene alla Parrocchia di S. Stefano di Mazzo che, nel secolo scorso, dapprima ne ha fatto la sede dell’asilo infantile e poi l’ha utilizzato come sala cinematografica e teatrale. Dopodiché il salone è stato chiuso e utilizzato per anni come deposito. Le immagini di Federico Pollini contenute nel volume costituiscono, dunque, una sorpresa per il lettore, sia quelle scattate prima del restauro, sia quelle che documentano l’ambiente nel suo attuale, recuperato splendore.
Il salone fu fatto costruire da Margherita Venosta e da Pietro Angelo Lambertenghi i quali, dopo essersi uniti in matrimonio, intrapresero un ampliamento del palazzo appartenente alla famiglia di lei. Ci troviamo dunque al cospetto di una delle tante case Venosta presenti nel centro storico di Mazzo; del resto è nota l’importanza che questa famiglia rivestì per secoli nell’area, detenendo per conto del vescovo di Como il potere giurisdizionale sulla pieve.
L’ambiente appare stilisticamente omogeneo, il bel soffitto ligneo a cassettoni, datato 1536, si accompagna infatti perfettamente al fregio dipinto nella parte alta delle pareti, datato 1543. Si trova nella porzione di palazzo che si affaccia sul giardino ed essendo lo spazio più ragguardevole della casa veniva utilizzato in occasione di feste, banchetti e riunioni. In questa circostanza editoriale, è stato battezzato “Salone degli stemmi” per via dei blasoni signorili dipinti a tinte vivaci lungo il fregio, tra girali vegetali, putti, bestie feroci e figure antropomorfe.
Il testo introduttivo di Francesca Bormetti, volutamente divulgativo ma ricco di spunti inediti, inquadra il salone nel contesto del palazzo, e il palazzo nel contesto del centro storico di Mazzo, dimostrando come il Salone non sia frutto di circostanze occasionali e si inserisca nell’ambito di una stagione particolarmente felice per le vicende storico-artistiche del paese. Al momento non si sa chi abbia dipinto il fregio con stemmato, confronti stilistici hanno però permesso alla studiosa di riconoscere la stessa mano nella Crocifissione dell’ossario della chiesa di Sant’Alessandro di Lovero e nel Compianto sul Cristo morto della chiesa di San Pietro di Poschiavo, mentre Marco Foppoli, nel suo contributo, stabilisce relazioni con la decorazione della sala da pranzo di palazzo Besta di Teglio. Il mistero in merito all’identità di questo valente pittore permane, le numerose informazioni contenute nel volume gettano però i presupposti perché si possa, in futuro, pervenire ad una identificazione.
Marco Foppoli indaga a fondo il fregio dipinto, effettuando il riconoscimento di tutti gli stemmi, ciascuno rivelatore delle relazioni matrimoniali, economiche, culturali o di altra natura intrattenute dai proprietari del palazzo con altre nobili famiglie, non solo valtellinesi. Viene quindi a delinearsi una fitta trama di relazioni che, nell’esaltare la suggestione di uno spazio di per sé carico di memoria, getta nuova luce sulle vicende dell’area e sulle famiglie che via via subentrarono nella proprietà della dimora.
Giorgio Baruta, che in qualità di direttore di cantiere ha condotto il restauro del salone per conto della Cooperativa per il Restauro, avvicina invece il lettore all’atmosfera di cantiere, descrivendo le varie fasi che hanno portato al recupero del fregio pittorico, del soffitto e del monumentale camino che arreda la stanza, sulla cui cappa pure campeggia un grande stemma araldico. L’analisi si estende anche ad un salottino al primo piano, battezzato “Salottino delle Virtù” per via dei dipinti presenti sulla volta, opera di Giovan Battista Muttoni e qui, come nel resto del volume, brevi didascalie discorsive orientano anche il lettore meno avvezzo agli argomenti trattati.
L’opera è illustrata da un ricco apparato iconografico, frutto di una campagna fotografica appositamente realizzata. Alle fotografie di Federico Pollini se ne accompagnano altre scattate in corso di restauro da Giorgio Baruta.
La pubblicazione che si presenta sabato a Mazzo costituisce la tappa di un percorso di ricerca e valorizzazione che è cominciato nel 2006 e che proseguirà negli anni a venire. Due anni fa l’Associazione Culturale Bellaguarda presieduta da Adelaide Marino, ha pubblicato Nell’antica pieve di Mazzo, agile volumetto dal taglio divulgativo, con il quale gli autori (G. ANTONIOLI, F. BORMETTI. G. GARBELLINI, G. SCARAMELLINI) hanno inteso illustrare per sommi capi le vicende storiche della pieve e il patrimonio d’arte presente sul territorio. Nel 2007, con la monografia di GIANLUIGI GARBELLINI L’Oratorio e il Santuario. Il “recinto sacro” di Tovo, l’attenzione si è spostata su un edificio religioso carissimo agli abitanti di Tovo di Sant’Agata ma poco noto al grande pubblico. È ora la volta di un palazzo signorile con il suo splendido salone, mentre sono già in corso da tempo le ricerche necessarie per dar corpo ad un volume sul Castello di Bellaguarda, che sarà dato alle stampe l’anno venturo. Quattro libri che si inseriscono in quella che ormai si configura come una collana editoriale dell’area, grazie anche alla veste grafica unitaria, curata da MASSIMO MANDELLI e al coordinamento editoriale di CLAUDIO FRANCHETTI della Tipografia Bettini di Sondrio.
La pubblicazione vede la luce nell’ambito del progetto “Circuito dell’Antica Pieve di Mazzo”, finalizzato alla valorizzazione del patrimonio culturale ed allo sviluppo turistico del territorio compreso tra i comuni di Sernio e di Mazzo. Il progetto in questione, economicamente sostenuto dalla Fondazione Cariplo, è patrocinato dalla Provincia di Sondrio e compartecipato da tutte le parrocchie e gli enti pubblici del territorio (Provincia di Sondrio, Comunità Montana Valtellina di Tirano, Comuni di Mazzo di Valtellina, Tovo di Sant’Agata, Lovero, Sernio, Vervio), oltre che da associazione culturali, cooperative sociali e dal Consorzio Pavese per Studi Post Universitari. Alla realizzazione della pubblicazione Il Salone degli stemmi di Palazzo Lavizzari hanno contribuito, oltre agli enti territoriali già citati, la Regione Lombardia, la Provincia di Sondrio, il Consorzio dei Comuni del BIM dell’Adda, il Credito Valtellinese, il Salumificio Rigamonti, A2A e la Cooperativa Ortofrutticola Alta Valtellina.
La presentazione del volume si inserisce nell’ambito di una giornata ricca di eventi. Alla mattina, a partire dalle ore 10.00, si terrà un convegno dal titolo Il Marketing per lo Sviluppo del Territorio, che vedrà succedersi come relatori Paolo Giudici, Presidente dell’Associazione Antica Pieve di Mazzo, Laura Carabini, Assessore alla Cultura della Provincia di Sondrio, Antonella Zucchella, docente dell’Università di Pavia, e Pietro Ilarietti, Assessore del Comune di Tovo di Sant’Agata. Seguirà una tavola Rotonda. Nel pomeriggio alle ore 16.00, dopo il saluto dell’Arciprete di Mazzo, sarà inaugurato il salone alla presenza del vescovo mons. Diego Coletti che subito a seguire terrà una conferenza sul tema Quale cultura a servizio della persona. La giornata si chiuderà con la presentazione del volume.









