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Vanotti Ferruccio

Ferruccio Vanotti (1952-2007). Adesso colorerà  il cielo. Questo devono aver pensato i tanti che conoscevano Ferruccio Vanotti, pittore scomparso a 55 anni dopo una breve, quanto ineludibile malattia….
…La morte non gli ha dato tempo, quasi quanto le rapide pennellate, ultracolorate, con cui dipingeva i suoi quadri migliori. All”improvviso, senza ripensamenti. Anche la morte ha il senso dell”arte e a Ferruccio lo ha presentato sotto forma di un foglietto in bianco e nero, perù giusto il tempo di prendere conoscenza della malattia senza poi poter più ritoccare il disegno, quello divino o del destino che ci rende anche noi pastelli e colori della stessa tela. Ferruccio un passato in Ferrovia è stato uno degli artisti più autentici e genuini, ma mai ingenuamente naif, che il panorama provinciale abbia espresso negli ultimi decenni. Affrancatosi dal lavoro, e ricavato sempre più tempo per la sua arte, aveva progredito vistosamente, lasciando con sempre maggior frequenza la sua cifra stilistica sulla tela. Avvicinatosi all’arte per passione, non aveva mai disgiunto la pratica del dipingere dall’impegno, tanto da essere pittore, quanto era operatore culturale. Sin dai primi anni \’80 aveva animato importanti iniziative: la nascita del Gruppo Arte Libera, ScarpatettiArte, i murales sul sentiero Valtellina; Sempre con la capacità  di coinvolgere altri artisti, dotati o meno dotati, ma altrettanto fiduciosi come lo era lui nel settore della pittura. Tanto da spingerlo ad altre iniziative, con le quali far crescere i giovani: la nascita della casa dell’Arte a Sondrio, qualche anno fa, ad esempio, o i corsi che teneva alla Biblioteca di Berbenno. O ancora le trasferte a Cuba per dipingere murales sugli ospedali cittadini. E far felice qualche bambino in più. Così come lui aveva imparato l’arte, allo stesso modo a volte confusamente, ma sempre generosamente voleva trasmetterla ad altri.
La sua personalità si rifletteva nella sua pittura: con sempre maggior frequenza (messi da parte i primi, timidi esperimenti figurativi) aveva imparato ad usare la tavolozza con grande espressività : i paesaggi, multicolori, splendenti a volte, erano diventati il suo forte. Amava dipingere con la fantasia, ricorrendo spesso ad accostamenti cromatici arbitrari, ma che sulla tela si ricomponevano, chissà  come, in modo del tutto naturale. Ferruccio oggi dipinge sopra le nuvole, ma sopra di noi il cielo (anche un po’ più grigio del solito. Luca Paini

22 agosto 2007 …le nuvole saranno le tue tele, le stelle la tua tavolozza
ciao Ferruccio

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