Valenti Andrea
ANDREA VALENTI, vive e scolpisce in Albosaggia via Turcatti 7 (Sondrio) immerso nel verde dei boschi.
Le sue creazioni si possono ammirare nel suo laboratorio o presso lo spazio espositivo della GVM a Talamona (So) via Stelvio 17.
Tel. 3497546896
Un fiume di idee
Molta acqua è passata sotto i ponti da quando l’arte povera ha fatto il suo ingresso nel mondo dell’arte, utilizzando materiali inconsueti per l’assemblaggio di sculture e rinnovando completamente il linguaggio formale che vedeva da sempre la scultura come una riproposizione di elementi formali che erano rimasti invariati per molto tempo.
Oggigiorno da quel che si evince dal mondo delle opere pubbliche il progetto cioè l’idea appare come il vero mondo della composizione scultorea. La realizzazione viene lasciata a laboratori più o meno esperti e le forme quasi sempre che si tratti di marmo o altri materiali duri consistono di modelli che si rifanno al figurativismo novecentesco.
Per questo il caso di Andrea Valenti ci sorprende piacevolmente.
Egli, infatti si pone al di fuori e al di sopra delle mode d’arte più consuete, ed esplora sistematicamente con un rigore concettuale del tutto nuovo il mondo delle forme naturali, esprimendo nei suoi lavori una solida base di creatività condivisa con un impegno e una fatica materiali, sia nell’approvvigionamento dei materiali, che vanno dal noce all’ontano , dalla robinia al melo, facendo del materiale legno il proprio territorio circoscritto d’azione ponendosi di fronte al reperto ritrovato casualmente come una madre di fronte al ritrovamento di un figlio abbandonato e ritrovato.
Andrea Valenti esplora il territorio circostante alla ricerca di reperti naturali che siano utilizzabili al fine creativo ed in questa ricerca dimostra che si può trovare l’ignoto e l’esotico perfino nell’ambiente più vicino per cultura sottintendendo che la parte spesso più trascurata del nostro ambiente naturale contiene in germe dei tesori di forme che solo un occhio attento ed allenato può avvicinare a sé, e agli altri dopo un opportuno trasferimento di significati congrui, che in Andrea Valenti prendono forma come oggetti d’arredo.
Lavorare l’usato non è semplice, ma lavorare di fronte a un idea non è come lavorare sopra un dato di fatto. Il fiume delle idee contiene spesso un filo logico noto solo all’artista che ne sa cogliere il senso profondo trasferendo significati alla trasformazione del materiale vedendo in esso l’origine e la specie della creazione come mobilizzazione dell’energia latente che prende corpo e forma in un oggetto concreto che può avere un significato già codificato oppure resta ancora in parte latente in forma mista, parzialmente lavorata, magari secondo scanalature di una morbidezza serica, in cui i polpastrelli volentieri si perdono, oppure in forma grezza dove l’improvviso aggrinzarsi della superficie restituisce in parte l’immagine del non finito, immagine che da Michelangelo a Medardo Rosso appare come la più significativa tradizione di modernità. Il legno ha tante ambiguità sia per struttura, che per forma e colore. Esse possono essere rese più complesse o essere semplificate all’eccesso. Essere partecipi di esse ci può far partire per un viaggio all’interno della natura. D’altra parte se non ne percepiamo la finalità intrinseca non possiamo veramente dire d’aver avuto un vero contatto con essa.
Della struttura naturale Andrea Valenti rimarca spesso il bicolore: poiché il chiaroscuro è contenuto nella materia è esistente di per sé. Il lavoro dello scultore del legno diventa quello di far emergere l’armonia della luce insita nella forma e portarla alla coscienza attraverso un ‘opera di ordinamento di piani. Il lato esterno oscuro diventa contenitore di una gemma di luce, mentre il lato… interno socchiude le sue qualità spirituali verso l’esterno reale ancora immerso nella profondità dell’oggetto da realizzare.
Le nervature, che attraverso questo lavoro vengono ben evidenziate lasciano alla fantasia del fruitore dell’opera l’immagine del corpo interno dell’opera stessa che diviene anche in senso figurativo completamente sganciata dal realismo per andare verso una forma di vero naturalismo a cui tutta il lavoro di Andrea Valenti si rifà.
CATERINA FALCONE, Sondrio 23/5/2005


