Magoni Bruno
Bruno Magoni nasce a Morbegno nel 1940 e vive in Valtellina fino al termine degli studi liceali, durante i quali manifesta un talento naturale per il disegno. Dopo aver frequentato l’Accademia Navale di Livorno, intraprende la carriera di ufficiale di Stato Maggiore, navigando in tutti i mari del mondo; quale velista partecipa a regate oceaniche e a concorsi nazionali e mondiali. Negli anni Settanta, in ruolo presso il Ministero a Roma, ha l’opportunità di perfezionarsi frequentando artisti e studiando all’Accademia di Belle Arti.
Nel 1986, al termine di un comando presso la Nato a Napoli, si ritira con la famiglia a Pisa per dedicarsi totalmente alla pittura, partecipando a rassegne e mostre in tutta Italia e in Francia; nel 1999 espone alla Central Art Gallery di New York, città dove ritorna per diverse personali: nel 2010 qui presenta la mostra A tribute to Rome.
Contatti:
Bruno Magoni – Atelier Pisa
brunomagoni@gmail.com
cell. + 39 340 056 3302
Fra le tante opere realizzate nel corso della sua produzione, significativa è una serie di dipinti che traggono ispirazione dai viaggi che compì quand’era bambino insieme al padre sul celebre trenino rosso che attraversa il Massiccio del Bernina, gruppo montuoso situato al confine tra Lombardia e Svizzera. I ricordi di questi viaggi richiamano alla memoria un’infanzia intensamente vissuta; l’artista si interroga su ciò che nella sua vita è stato essenziale, rivivendo attimi lontani nel tempo e lasciandosi da essi profondamente ispirare.
Il trenino rosso passa lasciando una scia fra le nebbie argentate; intorno ad esso secolari rilievi rocciosi vengono scolpiti dalla luce. La montagna, ripresa nella sua totalità, occupa quasi per intero lo spazio compositivo del quadro; la sua voluminosa struttura, tuttavia, pare essere senza peso: appare e scompare come fosse una suggestione e manifesta la sua presenza nel silenzio. La resa finale si concretizza al limite fra descrittivo e percettivo: il dipinto è realistico e, allo stesso tempo, pare essere pervaso da un’atmosfera di sospensione temporale; l’attimo in cui il treno attraversa le montagne è descritto secondo i dettami dell’occhio e figurato secondo i moti del cuore. Così, pur dipingendo nella coerenza di uno stile descrittivo, Magoni riflette nelle sue rappresentazioni un “pensiero artistico”, l’idea di un quid lontano, raggiungibile solo a patto di intraprendere un viaggio figurativo verso di esso.
Con il medesimo coinvolgimento emotivo, Magoni si dedica alla rappresentazione di monumenti sacri: le chiese della terra d’origine e gli edifici religiosi di Pisa, città in cui vive. Rappresentando queste architetture, il pittore attraversa i tempi e le culture, trasferendo in una visione personale opere di un’arte passata. I silenti custodi delle città sono raffigurati in modo diverso da come appaiono quotidianamente: con colori freddi e cupi, sfumando da gradazioni chiare a scure, Magoni ne traccia l’immagine mentre per un breve momento una luce interna al quadro stesso sfiora la loro enfatica monumentalità, illuminandoli e trasmettendo all’osservatore un senso di stupore paragonabile a quello che si prova di fronte a un’eclisse. In questo spazio, privo di coordinate temporali, Magoni raffigura i suoi monumenti, colti nell’attimo in cui emergono da un’oscurità che li allontana da ogni riferimento alla realtà oggettuale. Alberto Bonacina


