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Giordani Monia

Nell’esteso dibattito fra arte figurativa e non figurativa che continua un’antica questione, anche in provincia, sorge un dubbio: che figurativo e non figurativo siano solo viete e vecchie etichette. In arte che conta è il talento e la sincerità . L’artista deve avere talento senza diventare talentuoso, come affermava D’Annunzio per antichi e famosi pittori del passato e la sincerità  deve essere accompagnata da una profonda onestà  verso se stessi e verso il fruitore. Ci sembra che la giovane Monia Giordani, così ormai esperta nell’esporre con diverse tecniche: olio, acrilico, carboncino abbia inoltre l’indubbia qualità che si estende al paesaggio, alla natura morta e soprattutto alla figura. Una sorta di fresco candore, una seducente voglia non solo di affascinare o consolare, ma qualche cosa che va oltre e che è tipico delle grandi stagioni figurative in grandi artisti che non vogliamo qui scomodare. Soltanto, come siamo abituati, abbiamo fatto delle ricerche e troviamo assai congeniale all’arte della Giordani i disegni di un giovane artista svizzero dell’800: Jacob Merz. Quel desiderio di nettezza ma anche di approfondimento interpretativo dei personaggi disegnati o dei paesaggi o dei gruppi che sono, per Monia, momenti di alta poesia. Sicuramente nel corso degli anni Monia, che è giovane, troverà anche modo di dipingere istanti più appassionati ed appassionanti. Oppure anche intrisi di un poco di ironia che, nel figurativo e, non solo, non guasta mai. Molta pittura italiana contemporanea è tentata dal training di stile. Monia Giordani non vuole sovvertire la regolare mansione delle cose, non vuole spingere la riformulazione delle stesse. Rimane fermo questo equilibrio tante volte cercato da molti artisti ma che, alla fine, resta per chi lo possiede il segno di un’utenticità. Sondrio 24 luglio 2007 CARLO MOLA

Monia Giordani è nata a Berbenno SO il 01.01.1969. Vive e lavora ad Ardenno SO.
monia07@alice.it
cell. 333-2112743

Tra le pareti dello studio di ogni pittore, deve esserci ossessione: ossessione per il lavoro, per la propria ricerca e per il risultato che si vuole raggiungere. Monia Giordani inizia dall’ultima di queste urgenze, una fedeltà  rigorosa nei confronti dell’immagine di partenza che sceglie per la realizzazione di un dipinto. La sceglie ma senza cercarla; lascia che sia l’immagine a colpirla, magari mentre sta sfogliando distrattamente una rivista o un album di fotografie o, perché no, leggendo un libro. Anche immagine letteraria, quindi, fascinazione narrativa, il desiderio di riuscire ad interpretare un’immagine non solo “visiva”. La sua pittura diventa così un’indagine, una meticolosa ricostruzione di quelle sensazioni, una restituzione del reale che rinuncia di fatto al proprio linguaggio pittorico, e che nella sua resa analitica diventa quasi astratta, conservando una sua temperatura ed evitando la freddezza fotografica. Invece di avvicinarsi, va oltre, supera l’immagine di partenza ed ogni dettaglio del quadro è perfettamente a fuoco: nel concetto e nell’esecuzione. Anche quelli che l’occhio dovrebbe vedere lontani e quindi sfuocati. In questa messa a fuoco “irreale” è il suo realismo, la sua ossessione.(Luca Conca)

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