Gianoli Liana
Liana Gianoli è nata a Chiavenna, Sondrio. Vive a Castagneto Carducci, Toscana, lavora tra l’Italia e l’Europa.
Il suo interesse artistico negli anni si è concentrato sul mosaico e nel 2000/2001 ha frequentato a Ravenna il Centro Internazionale Studi per l’Insegnamento del Mosaico, CISIM.
Ha partecipato alle mostre: (2000) ScarpatettiArte Sondrio; AIMA S. Pietro Berbenno, Sondrio, MIA (Ente Mostre di Monza e Brianza); (2001) ScarpatettiArte Sondrio; (2003) Ex-convento delle Agostiniane Chiavenna; Interno 15/16 Milano; (2006) Antiquariato e Musica nelle antiche corti di Lucca; (2007) Sala Esposizioni del Centro Civico di Bolgheri, Livorno; (2010) Studio Palla di Pietrasanta, Lucca.
Attualmente sta lavorando ad un progetto per un mosaico pavimentale per le residenze di Calambrone, Livorno.
Liana Gianoli
347.7749786
http://www.lianagianoli.com
gianoli.liana@gmail.com
MANUALITA’ MAGICA
Il più antico documento che si conosca riguardante l’arte musiva è un papiro del 256-246 a.C., recante le istruzioni per eseguire un mosaico in un bagno. Sappiamo con certezza che nel 246-238 a.C. la nave Siracusa aveva il pavimento delle cabine decorato in mosaico con scene tratte dall’Iliade. I primi mosaici erano in ciotoli e pietre, come è ancor oggi in alcuni giardini della Grecia e della nostra Liguria. Avvenne soltanto in epoca successiva, e precisamente nel 260 250 a.C., che il greco Sosos inventò il pavimento musivo, realizzato con multiformi tessere colorate. Plinio narra che il più importante centro della produzione del mosaico era Pergamo, da Pompei si sa che gli emblemata erano mosaici realizzati
separatamente e solo successivamente inseriti in loco. Già allora si usavano con sempre maggiore frequenza materiali vitrei tagliati a tessere: era questo un materiale che dava grande lucentezza e aveva un alto potere rifrangente. Un metro quadrato era composto, come oggi, da circa diecimila tessere. Nell’antichità il mosaico era formato solamente da tessere in vetro e il riflesso era ottenuto sistemandole con diverse angolazioni e distanziandole in maniera differente l’una dall’altra. Grande diffusione ebbe il mosaico, sia pavimentale che da parete, in tutto l’Impero Romano: dalla Britannia all’Africa. In epoca successiva, gli splendori della Chiesa si circondarono generalmente di mosaici carichi d’oro e di sacralità.
Il “cielo” dorato che i mosaicisti crearono nelle volte della cupola di Santa Sofia era composto da circa centocinquanta milioni di tessere d’oro. E mille erano le tonnellate di materiale vitreo. Già nella prima metà del XIII secolo il mosaico pavimentale fu abbandonato a vantaggio della piastrella verniciata, che sicuramente aveva costi di gran lunga inferiori.
Nel 1400 vi fu un ritorno al mosaico: da Pisa, Orvieto, Venezia fino a Praga il mosaico celebrava la sacralità e il credo dell’uomo nel divino.
Altre possibilità vennero sviluppate nel Settecento grazie alla creazione di nuove sostanze vetrose che permettevano una maggiore varietà cromatica. Nacque così, avendo maggiori capacità di dominare il colore, la convinzione, di derivazione vasariana, che lo scopo del mosaico fosse quello di imitare la pittura. Apparvero anche le prime opere musive portatili.
Si formarono allora i “pittori di mosaico”, artisti che, provenienti dalla Scuola Vaticana, riproducevano, a richiesta dei vari committenti, dipinti famosi in mosaico. Giacomo Raffaelli nel 1755 presentò, per la prima volta, una composizione formata da tessere ridottissime di smalto filato: fu questa la nascita del mosaico minuto, cui va sicuramente ascritto il merito della grande diffusione dell’opera d’arte musiva nelle case dei privati. Nell’arredamento divenne sempre più presente e aumentarono le committenze anche a livello personale: era il compratore che spesso sceglieva il soggetto da riprodurre. Era nata una produzione diversa da quella precedente e che diventerà sempre meno imitazione di temi richiesti o copia di opere già realizzate, per concretizzarsi in un’interpretazione di una tecnica ormai secolare. All’alba di una nuova era per la cultura e l’arte tutta, ecco che apparve pure per il mosaico il grande rinnovamento: nacque il mosaico moderno. Antonio Gaudí aprì il Modernismo architettonico.
Il mosaico non è più solo figurativo, è composto da tessere, frammenti di marmo, smalti, piastrelle: effetti cromatici violenti, totalmente nuovi.
Sono colpi, fendenti di pennello: pure creazioni con una tecnica antica. Dagli attivissimi laboratori del Vaticano e da quello veneziano del Salviati nascono due nuovi centri di produzione: Ravenna e Spilimbergo. Alla fine della grande guerra, correnti e artisti nuovi si avvicinano e interpretano l’arte musiva con occhio d’avanguardia: il Futurismo, il Cubismo, il Dadaismo, con i loro principali rappresentanti Picasso, Severini, Chagall. Rinasce il mosaico da cavalletto con Marussig, Cantatore, Sassu, Mathieu, Guttuso, Afro. Alla Triennale di Milano vengono esposti i mosaici di Funi, Severini, Casorati, Sironi, Campigli. Il Palazzo di Giustizia di Milano viene decorato con opere dei maggiori artisti contemporanei. Nel 1937 a Roma vengono realizzati i grandi mosaici di Depero e di Prampolini. Le antiche maschere precolombiane ricoperte con materiale musivo influenzano le opere di D. Alfaro Siqueiros e aiutano Lucio Fontana a realizzare le sue sculture in gesso ricoperte in mosaico tra il 1935 e il 1937.
Grandi maestri si dedicano sempre più spesso a realizzare le proprie opere in mosaico: Severini, Leger, Siqueiros, Rivera, Orozco, Tamayo, Chagall, Kokoschka. Salvatore Fiume ha eseguito nel 1967 a Nazaret (Israele), per la Basilica dell’Annunciazione, un immenso mosaico composto da milioni di tessere dai multiformi colori, ove la modernità della pittura contemporanea si fonde con le millenarie tecniche del mosaico. Il gruppo Fluxus, con Vostell, Spoerri, Chiari, Ben ha “aggredito” il mosaico con mezzi e materiali nuovi.
I nostri contemporanei Chia, Tamburello, Boetti, Cucchi ci stanno donando opere di grande qualità sia per interpretazione tecnica sia per resa artistica.
Riguardo al mosaico del basamento nel palazzo delle Poste di Alessandria, eseguito da Gino Severini, Umberto Eco ebbe a dire: E’ stato un gesto coraggioso, era un’idea.
Io ho sognato, ho corso mille avventure tra ciminiere di bastimenti, eliche, turbine, corrieri a cavallo, scimmie, coccodrilli e monarchi atzechi».
Vogliamo ancora sognare, correre e partecipare a mille avventure con i nuovi mosaici di artisti a noi contemporanei.
L’artista valtellinese che oggi ci presenta i suoi lavori sicuramente ha dialogato con i due grandi pannelli che Bruno Cassinari ha voluto nella facciata dell’Istituto Magistrale di Sondrio, oggi uffici comunali: purtoppo per mancanza di fondi il progetto iniziale di quattro opere fu ridotto a due. Altra occasione persa per avere per sempre esposte al pubblico, visto che il mosaico è materiale eterno, capolavori regalati al pubblico !
Liana Gianoli ha sicuramente in questi suoi ultimi lavori fatto sua la frase di Henry Matisse “ L’arte dà colore alla vita, tanto quanto la vita dà colore all’arte. “ difatti il colore, usato con grande capacità ed una raffinata maestria dall’artista, ha nelle sue opere una capacità predominante nella composizione artistica.
L’ historia millenaria del mosaico è pilastro portante della maggior parte dei lavori qui presentati, ma è un mosaico tutto suo, più che personale.
L’ artista parlando della sua maturazione artistica dice: “ Ho sperimentato l’uso di materiali diversi, ciotoli di mare, legni, metalli, marmi e paste vitree, avvicinandomi sempre di più ad una geometria essenziale, sottraendo la riconoscibilità dell’immagine. Utilizzo sempre i colori della terra, grigi, marroni e le tonalità calde dei marmi, gli impasti sono pigmenti di ossidi colorati e talvolta nelle mie opere si evidenzia un punto colorato di rosso: è corallo. “
E’ questo un lungo percorso che ha portato Liana Gianoli ad interloquire da sempre con la natura attraverso quei materiali che richiedono una ricerca continua, un dialogo con il mondo circostante. Esegue le sue opere attraverso una iniziazione che comincia con la scelta di quei frutti che attraverso millenni, milioni di vite ci circondano e come in un rito sciamanico termina con il loro assemblaggio.
Pietre di differenti provenienze, misure e colore che dialogano con legni o con scaglie di rame, il metallo preferito dall’artista, in un mondo fascinoso.
Sono sogni che viaggiando sulla slitta della fantasia volontariamente si affidano all’inconscio artistico di Liana che li trasforma e ce li regala così generosamente attraverso le sue opere . Tutto è legato indissolubilmente alla grande madre natura, la sua musa.
Sono confronti d’arte creati in un crogiolo affascinante che solo la sensibile capacità manuale dell’artista, fusa alla propria capacità di dialogare con i materiali che elegge, si fondono armonicamente nell’opera. Nulla si sovrappone, tutto è musica: è il suo punto di rosso corallo.
Le ultime interessanti opere presentate sono incentrate sulla tridimensionalità attraverso un uso del mosaico come essenzialità geometrica che porta a dare corpo e volume alla materia: sono armonie in equilibrio.
Armonie che magicamente ci coinvolgono: grazie Liana per queste belle emozioni che ci sai regalare.
Daniele Crippa
Scritto nel giorno di Santa Caterina da Siena in St.Moritz.


