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24 marzo 2010

Anna Sala

Archiviato in: Eventi — admin @ 15:50

silenzio-sullacquaMilano – ANNA SALA espone presso il Centro dell’Incisione Alzaia Naviglio Grande Milano, Alzaia Naviglio Grande, 66 (tel/fax + 39 0 58112621) dal 15 al 29 aprile. Orari di apertura:da martedì a sabato 16.00/19.00 domenica 25 aprile 9.00/19.00 in concomitanza con il Mercatone dell’Antiquariato. Inaugurazione giovedì 15 aprile dalle ore 18.00, presentazione di Chiara Gatti. In mostra vengono presentati due libri numerati con acquerelli ed olii su tavola di Anna Sala dedicati ad Antonia Pozzi, Edizioni Pulcinoelefante. Il mare che si muove (e non sta fermo mai). L’acqua è il suo elemento. Ci gioca con le dita mentre mischia i colori in
punta di pennello e si diverte a distillare sulla carta gocce sapienti che sembrano scivolare liquide esattamente dove il pensiero vuole. L’acquerello non ha nulla di casuale nelle mani di Anna Sala. Il rivolo azzurro che fluisce fra i pori della pagina si ferma in un punto preciso, e lì crea un’ansa, s’allarga in una piccola macchia, viene assorbito dalla materia, scolora un poco e aspetta. Aspetta che un’altra pennellata leggera lasci traccia del suo passaggio. Proprio là, dove s’era arrestata la prima scia. Questa volta il rigagnolo ha un tono violaceo, semitrasparente, e quando incontra il celeste vi scivola dentro come un affluente precipitoso che si placa solo nel mare.
Chi pensa che tali effetti di naturale combinazione siano consueti nella pratica dell’acquerello, probabilmente non vi si è mai cimentato. E di sicuro non ha visto Anna Sala orchestrare la mano sul foglio con il ritmo e l’armonia di un calligrafo giapponese. Di quelli che, a guardarli, sembrano immersi in una sorta di rito: ruotano il polso, impugnano la barretta dell’inchiostro, la strofinano
lentamente nell’acqua di fonte del calamaio, frizionano le setole dei pennelli fra le dita e con un gesto lento e preciso fanno danzare il segno sulla carta di riso. Loro disegnano ideogrammi. Lei paesaggi. Che naturalmente sono pieni d’acqua. Navigano sui fogli così fluidi da far venire voglia di accarezzarli con il palmo per sentire la frescura sulla pelle.
Non stupisce che Anna Sala abbia scelto di ispirare alcuni lavori recenti alle poesie di Antonia Pozzi, «anima musicale – come la definì Montale – facile a perdersi nell’onda sonora delle sensazioni». I suoi temi bagnati, il cielo, l’acqua, le fontane, la pioggia, le lacrime, la neve, il ghiaccio, il mare, il lago, sono gli stessi che hanno catturato l’immaginario di una pittrice ugualmente delicata
e pura. Che anche nelle sue minuscole tavole a olio, dipinte nel rispetto di un mestiere antico, fatto di supporti di legno percorsi da strati di gesso lisci su cui la pittura è stesa per velature lucenti memori della cultura fiamminga, non trascura il nitore della scena e l’esattezza della composizione. In questo senso, per quanto le due tecniche siano fra loro lontanissime, gli acquerelli e gli oli
di Anna Sala sono frutto di un unico racconto. O, pensando, ad Antonia Pozzi, di un’unica poesia. La poesia dell’acqua, del suo battito regolare, del suo movimento costante.
Acqua di lago, «dalla luna infranto», acqua dolce e cenerina, come i ciottoli sulla riva e i cieli pallidi sopra i canneti. E acqua di mare, sulla spiaggia sabbiosa, dove «l’onda si esilia», scriveva Antonia, e la risacca porta via con sé le conchiglie bianche e le orme dei villeggianti appena passati. Ogni immagine è un verso di uno stesso poema dove il linguaggio, il suo alfabeto di segni misurati
e gentili, non muta dalla carta alla tavola di legno. Un poema minimo, che invita a contemplare ogni onda franta sul bagnasciuga. Come Palomar di Italo Calvino, lo spettatore, in piedi sulla riva, “legge” l’onda, la vede spuntare in lontananza, crescere, avvicinarsi, rotolare, inabissarsi e riemergere, arrivando a rompersi sulla battigia, sciogliersi e rifluire. E Anna Sala è bravissima nel descrivere questo moto eterno.
I suoi mari e i suoi laghi si muovono sempre e non si fermano mai. E, con loro, il gesto della sua mano da calligrafa che insegue l’onda, la raggiunge e ne riversa sopra un’altra, in una spirale di flutti così avvolgenti da trascinare dentro persino il cielo. Lo vedi sciogliersi piano e diluirsi nell’acqua insieme a tutti i suoi colori. Là in mezzo, se strizzi bene gli occhi, puoi vedere qualche
bagnante solitario. S’è tuffato nel blu attratto dai riflessi dorati delle lingue di sabbia luccicanti sul fondo. Ma l’acqua l’ha inghiottito fra i cavalloni come ha fatto con i pezzetti di vetro levigati dai flutti. Ma che poi restituisce sempre, lasciando che i bambini li raccolgono per farci le collane. Potere dell’immaginazione.
E della poesia. Attenzione a non avvicinare troppo la mano a queste carte, potreste ritrovarle bagnate e sentire sulla pelle il gusto del sale. Chiara Gatti

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