Mario Negri
APRICA – All’Aprica, nello spazio compreso fra la chiesa di San Pietro e il Santuario di Maria Ausiliatrice, è visitabile dal 26 luglio finoal 20 agosto una mostra di dodici sculture di Mario Negri, realizzate fra il 1963 e il 1987. L’inaugurazione avrà luogo domenica 27 luglio alle ore 19: saranno presenti, oltre al Sindaco Carla Cioccarelli, Piergiuseppe Magoni, Enrico Della Torre, Valerio Righini, che firmano alcuni dei testi in catalogo. Promossa con generoso sentimento dal suo paese natale, prima e meglio che un’“esposizione” vuole essere una “stanza della scultura”: non è la ripetizione di nessuna delle mostre precedenti, ma un’interpretazione sintetica dei progetti ideati e fissati nel bronzo da Negri, a partire da quelli che aveva proposto, senza che si potessero poi attuare, a Sondrio e all’Aprica, come “monumenti non-monumenti”. Negri parlava di un «recinto sacro, che sia luogo del passato e del presente, [un] recinto della nostra memoria»: tale recinto è stato individuato tra le due chiese attigue, sullo sfondo del crinale che sale a nord, scandendo con pochi muretti gli spazi in cui si collocano le statue, così che «sembrino generate più dalla natura che dall’uomo, nate e trovate allo stato libero… e non artificiosamente create dalla mano ormai viziata dell’uomo…».
«Negri pianta i suoi segni, i suoi totem, come le croci poste sui monti, termen conficcati come chiodi nella terra, ciotoli sovrapposti come menhir e come dolmen, segnando sulla terra il percorso che l’uomo fa nella continua ricerca di sé e della sua immortalità, in un continuo gioco con la morte, come il Cavaliere del Settimo Sigillo, sempre affermando il valore della vita. La scultura è allora l’espressione di questa umanità: “Vorrei fare sculture che nascessero come un fiore su in alto, alla cima di uno stelo sottile… e come un fiore avessero… anche un peso che si muova nel vento”» (Magoni). Mario Negri è nato a Tirano, in Valtellina, il 25 giugno 1916. Dopo gli studi di architettura e un lungo intervallo dovuto alla guerra e alla prigionia, tiene la sua prima personale nel ’57, presso la prestigiosa Galleria del Milione. Sono questi gli anni dei legami umani e culturali più intensi e formativi: Alberto Giacometti, Franco Russoli, Luigi Carluccio, Dante Isella, Vittorio Sereni, Rudi Wach, i fotografi Arno Hammacher, Paolo Monti e Ugo Mulas. Dalla fine degli anni Cinquanta la sua partecipazione a mostre in Italia e all’estero è sempre più regolare e costante. Si spegne improvvisamente a Milano il 5 aprile 1987, alla vigilia di una grande mostra presso il Palazzo Te di Mantova.



